domenica 16 dicembre 2012

Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James

Recensione di Cassandra


Finito! Non sono stata spesso così insofferente nei confronti di un libro, soprattutto di uno che è al top delle vendite per essere altamente pruriginoso. Non sono però un lettore che è uso saltare le pagine noiose( anche perché delle 369 pagine ne rimarrebbe ben poche) perché il mio inconscio senso del dovere tende a non permettermelo nemmeno quando si tratta di tomi di diritto canonico o estimo agrario. Ma qui si tratta d’evitare d’addormentarsi in corso d’opera, cioè sulle pagine medesime. L’aspetto della cosa che più mi ha lasciato perplessa è che le pagine incriminate di noia e banalità mortali erano le più piccanti dove la protagonista descriveva in prima persona l’intimità del suo rapporto con dovizia di particolari da documentario medico, sull’anatomia e la fisiologia d’un partner più improbabile del Barone di Munchausen e in luoghi e situazioni che definire stereotipate sarebbe parlar per eufemismi e definire arrapanti invece parlare per iperboli.
All’ennesimo improbabile coito più scontato di quello di una coppia alle nozze d’argento ho avuto l’impressione d’aver perso il segno e di stare rileggendo una pagina già percorsa. Poi mi sono convinta, analizzando le dinamiche che l’autore e/o autori abbiano ben lavorato di copia incolla.
Anche la protagonista è un peculiare tipo di donna, o ragazzina, vista l’età, tanto estranea dal mio sentire femminile che mi sono venuti un paio di dubbi tipo che o io sono del genere sbagliato o lo è lei. M’ha colto ad un certo punto il sospetto che chi scrive, delle donne, dei loro pensieri o anche della loro sensibilità erotica o solo conservativa della specie, poco conosca se non i soliti chichè che i maschi favoleggiano ai quattro venti per compiacere il loro ego. Di sicuro però un prodotto, ben confezionato certo ma freddo come una minestra di pensione e composto ad hoc a tavolino da un manipolo di esperti di marketing e comunicazione per accontentare palati facili che non hanno mai avuto accesso nella vita ai classici dell’erotismo.  Sarò selettiva o spocchiosa ma nemmeno le scene più spinte m’hanno minimamente rizzato un pelo mentre mi sono riacchiappata un attimo dal pisolare ai pochi tentativi di approfondimento della psiche dei personaggi tentando pure un consciamente d’incoraggiarli lungo questo impervio e mal praticato percorso con un caloroso “dai che ce la puoi fare”. Ma forse era un libro di sottile humor inglese e non me ne sono accorta.

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