giovedì 20 dicembre 2012

L'armadio dei vestiti dimenticati di Riikka Pulkkinen

Recensione di Carla

" Le relazioni umane sono come boschi fitti. O forse le persone stesse sono boschi, nei quali si aprono nuovi sentieri, a ritmo serrato; sentieri destinati a restare ignoti a molti, che si manifestano per caso a coloro che si trovano a passare in quel momento."

Come spesso accade il titolo italiano di questo romanzo nulla ha a che fare con quello originale che è "Totta" cioè "verità". E nemmeno la quarta di copertina da un'idea sincera di ciò che si leggerà: ci si immagina una sorta di giallo familiare e invece si scopre una storia introspettiva e intessuta di spunti di riflessione sulla malattia, la vecchiaia, la morte, il tradimento, gli affetti familiari e le dinamiche a volte contorte con cui affrontiamo il dolore e la perdita.
Confesso che credevo di intraprendere la classica lettura poco impegnativa da fine settimana durante la quale rilassarmi e spegnere la mente, mentre ho avuto la sorpresa di trovarmi davanti un libro lieve e denso allo stesso tempo, pervaso dalle atmosfere nordiche e dalla poesia malinconica dei finlandesi. Ma anche di una saggezza semplice che sorprende quando si scopre che Riikka Pulkkinen, autrice de L'armadio dei vestiti dimenticati, non ha nemmeno 30 anni.
Sono uno di quei lettori che amano la storia in sè per sè, se coinvolge e suscita emozioni, ma mi faccio anche intrappolare dalle parole, e trascrivo le frasi in cui i miei occhi restano impigliati durante la lettura. Frasi che mi smuovono qualcosa dentro o che esprimono pensieri latenti ancora in cerca di parole, oppure ancora che fanno vibrare qualche corda nascosta. Ecco, di questo libro sono diverse le frasi che ho trascritto. Come quella che apre la recensione, oppure il periodo seguente:
"Avevo già dimenticato la fiducia che accomuna tutti i bambini, perchè è l'unica cosa che conoscono: la certezza acquisita dalla nascita che tutto andrà bene. A un certo punto della vita la perderanno per un istante, è inevitabile. I fortunati la recupereranno. Ci saranno persone che li prenderanno tra le braccia sotto la coperta, in una camera da letto, tenderanno loro le mani al di sotto del tavolo, e insieme a loro impareranno di nuovo ciò che hanno inevitabilmente perduto quando hanno smarrito l'infanzia."
Unica nota un pò "stonata" il finale troppo vago che lascia in sospeso alcune domande. Così, mentre fino ad alcune pagine prima la storia era stata ricca di dettagli e quindi vivida e coinvolgente, proprio negli ultimi paragrafi diventa nebulosa facendo smarrire i contorni di Anna, una delle voci narranti: pare che sia lì lì per svelarci finalmente la natura del suo tormento e invece resta tutto sospeso nei versi di una filastrocca.
Ma curiosità insoddisfatta a parte, il romanzo vale la pena di essere letto.

domenica 16 dicembre 2012

Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James

Recensione di Cassandra


Finito! Non sono stata spesso così insofferente nei confronti di un libro, soprattutto di uno che è al top delle vendite per essere altamente pruriginoso. Non sono però un lettore che è uso saltare le pagine noiose( anche perché delle 369 pagine ne rimarrebbe ben poche) perché il mio inconscio senso del dovere tende a non permettermelo nemmeno quando si tratta di tomi di diritto canonico o estimo agrario. Ma qui si tratta d’evitare d’addormentarsi in corso d’opera, cioè sulle pagine medesime. L’aspetto della cosa che più mi ha lasciato perplessa è che le pagine incriminate di noia e banalità mortali erano le più piccanti dove la protagonista descriveva in prima persona l’intimità del suo rapporto con dovizia di particolari da documentario medico, sull’anatomia e la fisiologia d’un partner più improbabile del Barone di Munchausen e in luoghi e situazioni che definire stereotipate sarebbe parlar per eufemismi e definire arrapanti invece parlare per iperboli.
All’ennesimo improbabile coito più scontato di quello di una coppia alle nozze d’argento ho avuto l’impressione d’aver perso il segno e di stare rileggendo una pagina già percorsa. Poi mi sono convinta, analizzando le dinamiche che l’autore e/o autori abbiano ben lavorato di copia incolla.
Anche la protagonista è un peculiare tipo di donna, o ragazzina, vista l’età, tanto estranea dal mio sentire femminile che mi sono venuti un paio di dubbi tipo che o io sono del genere sbagliato o lo è lei. M’ha colto ad un certo punto il sospetto che chi scrive, delle donne, dei loro pensieri o anche della loro sensibilità erotica o solo conservativa della specie, poco conosca se non i soliti chichè che i maschi favoleggiano ai quattro venti per compiacere il loro ego. Di sicuro però un prodotto, ben confezionato certo ma freddo come una minestra di pensione e composto ad hoc a tavolino da un manipolo di esperti di marketing e comunicazione per accontentare palati facili che non hanno mai avuto accesso nella vita ai classici dell’erotismo.  Sarò selettiva o spocchiosa ma nemmeno le scene più spinte m’hanno minimamente rizzato un pelo mentre mi sono riacchiappata un attimo dal pisolare ai pochi tentativi di approfondimento della psiche dei personaggi tentando pure un consciamente d’incoraggiarli lungo questo impervio e mal praticato percorso con un caloroso “dai che ce la puoi fare”. Ma forse era un libro di sottile humor inglese e non me ne sono accorta.