domenica 6 maggio 2012

Quando Teresa si arrabbiò con Dio di Alejandro Jodorowski

Recensione di Cassandra


Ho affrontato questo libro in un momento della vita in cui come Teresa mi sono sentita arrabbiata con Dio fino a negarne l’esistenza e volevo condividere la strada che Teresa aveva percorso per giungere al mio stesso risultato. Devo ammettere che tra la miriade di storie e personaggi che si incrociano, quella di Teresa è quella a cui più sono affine. E’ un libro difficile questo, e procedendo nella lettura mi sono sentita più spesso un sacco da box che un lettore. A volte l’ho odiato profondamente per la violenza e la crudeltà delle storie spiattellate e più perché queste storie le riconoscevo vere dentro di me.  Altre volte ne sono stata annoiata fino allo sbadiglio persa tra i mille rami di alberi genealogici poco affini su cui erano appollaiate orde di antenati e personaggi surreali. Ma tutto è calcolato, tutto è parte della provocazione onirica e magica del genio di Jodorowsky e se si fatica a seguirlo, la colpa non può essere certo la sua. E’ un libro violento, spesso eccessivo nelle raccapriccianti descrizioni dei vizi umani, ma relegarlo come un esercizio di scritti fantastici è come negare la realtà del cosmo e nascondere la testa sotto la sabbia.
La realtà ci ha riservato, perpetrati anche dai migliori degli uomini, delitti ben peggiori anche se il tempo e la tendenza umana all’oblio ne hanno fatto favole e operette morali.
Lo scrittore tuttavia non è mai scontato e tratteggia i personaggi con una drammaticità squisitamente teatrale e del tutto grafica. Pare di vederceli veramente davanti e capisco come questo possa infastidire o turbare menti ipocrite che hanno speso secoli di biacca sulle proprie coscienze.
Probabilmente se non fosse un’opera così irritante, che mette di fronte ai propri personali fantasmi ed ossessioni, non mi sarebbe piaciuta tanto. E’ teatro allo stato puro, dell’assurdo con le sue storie fantastiche di circhi, ballerine tristi, lotte operaie, bontà angeliche e cattiverie sordide, calcoli e generosità. Teatro nei vestiti dei personaggi, nell’iconografia delle azioni anche le più abominevoli, nella descrizione degli amori più puri ed impossibili e nella ricostruzione nobile e favolosa di radici umili e mediocri.  Come potrebbe non piacermi dal momento che la vita stessa è un palcoscenico.

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