domenica 28 agosto 2011

La riunione di settembre

Il gruppo di lettura riprende gli incontri.
Ci vediamo giovedì 8 settembre alle ore 21 al Caffè Letterario Quinò.

L’uomo di vento di Emmanuel Dongala

Recensione di Franco

 Mankunku è il nome del protagonista di questo romanzo.
E’ nato in un villaggio nel cuore del Continente Nero in un periodo nel quale la cosiddetta civiltà non è ancora arrivata.
Grazie ad alcune doti personali e alla famiglia che lo cresce, il protagonista del romanzo diventa un protagonista anche all’interno della propria comunità.
Testardo, efficiente, innovativo, il temperamento del giovane lo porta ad una duplice condizione.
Da un lato riesce in tutto ciò in cui si cimenta: ottimo cacciatore, ottimo fabbro e uomo di medicina; dall’altro le sue capacità personali e la sua fiducia nell’uomo in senso generale lo portano a scontrarsi con le tradizioni antiche e con gli uomini che con furbizia le sostengono per convenienze personali.
Inizia così un percorso difficile e pieno di episodi drammatici che si inaspriscono quando arriva l’uomo bianco a colonizzare il Paese.
E’ una vera e propria riduzione in schiavitù che viene avallata dai capi villaggio che vendono la propria gente allo straniero per convenienza e gloria personale.
Da qui prende il via il vero romanzo storico che attraverso il racconto della vicenda personale di Mankunku riesce a fornire un bel quadro di tutti gli avvenimenti che incideranno secondo modalità diverse sulla vita degli abitanti.
La colonizzazione, la civilizzazione, la guerra, la nascita delle città, il lavoro che cambia, la crudeltà dei nuovi padroni.
Tutto quanto influisce sulla vita di Mankunku che prende forma e si modifica mano a mano che le condizioni esterne mutano, dando così un’idea di come l’uomo sia un essere adattabile quasi ad ogni situazione.
Alla fine il cerchio si chiude e quello che rimane al lettore è la conoscenza di avvenimenti mai approfonditi.
A tal proposito il fatto che il protagonista sia uno dei pochi a non lasciare mai il Paese contribuisce allo scopo perchè il punto di vista rimane sempre quello interno, mai condizionato da visioni esterne come emigrazione o altri fenomeni sociali.
Un gran bel romanzo storico consigliato non solamente agli amanti del genere romanzo storico, ma a tutti i lettori pieni di curiosità.

Fra-intendimenti di Kaha Mohamed Aden

Recensione di Carla

 Kaha Aden, figlia di uno dei più importanti uomini politici somali, incarcerato nel 1982, ha lasciato Mogadiscio rifugiandosi a Pavia prima che la guerra sconvolgesse il suo paese.
Fra-intendimenti è il suo primo libro, una raccolta di racconti vividi e ironici che ci permettono di conoscere più da vicino la tragedia della Somalia ma anche la quotidianità degli immigrati in Italia. Si respirano i profumi della terra d'Africa e la paura che nasce dalla semplice consapevolezza di non appartenere al "giusto" clan, quello al potere. Si conosce l'imbarazzo degli immigrati di fronte a certi atteggiamenti razzisti degli italiani o lo sgomento di chi si trova in una realtà lontana anni luce dalla propria vita di sempre.
  E' interessante poi fare conoscenza con la filosofia di vita somala, molto distante dalla nostra, e con le tante abitudini che caratterizzano in maniera netta i membri dei vari clan, così diversi che non calcolano allo stesso modo nemmeno il trascorrere delle ore: così le quattro di notte del clan Daarood (e del resto del mondo occidentale) sono le dieci per il clan Hawiye.
 La scrittura di Kaha Aden è briosa, ironica, inconsueta e molto semplice, una narrazione informale e quotidiana come quella discorsiva tra due amiche che si raccontano le vicende della vita.


Il libro dei bambini di Antonia S. Byatt

Recensione di Muriel
 
Un'opera importante, documentata, articolata, che racconta le vicende di alcune famiglie inglesi tra il 1860 e la prima guerra mondiale. La narrazione procede come una partitura musicale, è corale e si svela nella sua tragicità scoprendo, man mano che si procede, nuovi dettagli oscuri. C'è la famiglia del curatore dell'Albert Museum di Londra, poi c'è la famiglia Wellwood, una famiglia matriarcale tenuta in piedi da Olive, scrittrice di romanzi per bambini e dallo sfaccendato dongiovanni Humphry. I Fludd, il cui padre è un ceramista depresso e, infine, la famiglia Stern di origine tedesca. Le storie dei bambini di tutte queste famiglie si intrecciano partendo da una situazione quasi idilliaca in cui pare che ai bambini della società fabiana sia concesso di vivere assecondati nelle proprie inclinazioni e incoraggiati a trovare la propria strada. In realtà non sarà così e le storture verrano fuori un po' per volta. Infine arriva la prima guerra mondiale a stroncare definitivamente le aspettative. Degna di nota è la precisione storica e la meravigliosa descrizione dell'esposizione universale di Parigi, alla quale sembra di aver partecipato dono aver letto il passaggio del libro. I bambini rappresentano le infinite possibilità che si offrono ma anche il gioco degli adulti e i condizionamenti che essi esercitano, presentando un contesto frustrante che inibisce anzichè incoraggiare.


Il Budda Geoff e io una storia moderna di Edward Canfor-Dumas

Recensione di Nadia

 Il romanzo ripercorre una parte della vita di Ed, il protagonista, dal suo approccio all Buddismo di Nichiren in avanti.
Come ogni persona che si avvicina a questa filosofia o ad altre differenti dalla propria cultura, anche Ed inizialmente è dubbioso e teme di incorrere in una setta o in gente approfittatrice.
Il percorso interiore di Ed è stupefacente anche se molto lento. Scelta dell'autore per far comprendere meglio la teoria su cui si basa il Buddismo di Nichiren.
E' un romanzo di crescita ma anche un ottimo libro da consultare per chi vuole iniziarsi a questo tipo di Buddismo o per chi desidera rinfrescare i principi su cui si fonda.
Sono spiegati i 10 mondi, il principio di causa/effetto e di saggezza, coraggio e compassione, la teoria del due ma non due, l'importanza del recitare per ritemprarsi e acquistare l'energia vitale indispensabile per affrontare le avversità.
Geoff è un personaggio positivo, l'amico sempre disponibile che tutti vorrebbero avere. Descrive il suo lavoro con queste parole: "permetto agli uomini di vederci meglio a ogni livello". E' infatti un lavavetri, di quelli che si vedono con il ponteggio sui palazzi, ma nel contempo insegna a vedere la vita di ognuno attraverso la lente buddista del principio di causa/effetto.
Ed comprenderà di essere lui stesso la causa dei propri guai e imparerà a modificare il proprio mondo interiore trasformando, in automatico, anche quello esterno. Diventerà uno scrittore, coronando così il suo più grande desiderio.

Sesta tappa: le letture di giugno

Con un ritardo astronomico, ecco le nostre letture di giugno.
Isa: La sposa ribelle di Hanan Al-Shaykh (Libano)
Muriel: Il libro dei bambini di Antonia Byatt
Andrea: Decalogo di Krzysztof Kieslowski e Krzysztof Piesiewicz
Franco: L’uomo di vento di Emmanuel Dongala (Congo)
Carla: Fra - Intendimenti di Kaha Mohamed Aden (Somalia)
Nadia: Il Budda Geoff e io una storia moderna di Edward Canfor-Dumas (USA)




Vergogna di J. M. Coetzee

Recensione di Muriel

 Un libro duro, difficile da digerire, prosa asciutta che lascia spazio a una storia quasi biblblica. Il parallelismo tra due esperienze di predominio sull'altro, da un lato il professore che, approfittando della sua posizione (anche se inconsapevolmente), abusa di una studentessa molto giovane, dall'altro lato sua figlia che subisce una violenza carnale da tre rapinatori. Lo sfondo è il Sud Africa post appartheid e le disegualianze che persistono. I neri continuano ad essere poverissimi e desiderosi di riscatto, i bianchi a vivere trincerati. Appena questi equilibri vengono soverchiati ecco che spopolano l'ingiustizia, la violenza, la vendetta. Il libro alterna spesso questi due piani dove il potere trasuda e dove è impossibile giudicare gli eventi senza considerare la storia di un paese dilaniato.

A occhi bassi di Tahar Ben Jelloun

Recensione di Franco

Le mie aspettive quando ho preso in considerazione la lettura di questo libro erano quelle di riuscire a farmi un’idea della letteratura africana e di quali fossero i soggetti utilizzati dagli scrittori di quella parte del mondo per fare conoscere la propria gente e la propria storia.
La mia scelta era caduta su due libri in particolare: “A occhi bassi” appunto di Tahar Ben Jelloun e “L’uomo di vento” di Emmanuel Dongala.
Devo dire che il secondo ha risposto meglio alle mie esigenze.
“A occhi bassi” invece è la storia di una bambina prima e di una donna poi, che vive la propria vita attraversando diverse situazioni ambientali.
La parte iniziale racconta la conflittualità con la vecchia zia e le abitudini e le pratiche quotidiane del povero villaggio nel quale vivono.
Ci sono episodi tragici, qualche situazione surreale, vendette, speranze, delusioni; probabilmente non manca nulla per rendere la storia appassionante.
Poi la bambina viene portata a Parigi dal padre, che è il classico emigrato in cerca di qualche mezzo per fare sopravvivere se stesso e la propria famiglia, e a mia parere qualcosa si spezza nel racconto.
A questo punto è chiaro che la protagonista è la bambina con la sua condizione di donna in un mondo a lei spesso ostile.
Infatti il titolo del libro suggerisce come la tradizione popolare incide sul comportamento della donna che deve sempre tenere gli occhi bassi; da bambina deve sottostare a quanto deciso dal padre e dagli altri anziani del villaggio, da adolescente prima e da adulta poi, questa sottomissione non cessa in nessun modo: cambia semplicemente l’oppressore che alla fine ritrova nella figura del marito.
Niente da dire su tutto ciò, se non il fatto che il mio apprezzamento ha perso molta consistenza dopo che il racconto si èspostato dal paese di origine alla capitale francese.
Volevo conoscere un poco della letteratura africana e mi sono ritrovato in un contesto non propriamente del posto, ma comune un po’ a tante storie di emigrazione.
Per analogia è come se avessi voluto leggere un libro sull’Italia del primo novecento e mi fossi imbattuto in storie di emigrazione verso gli Stati Uniti o verso il nord Europa: ci può stare, avrei saputo tantissime cose, ma non propriamente come procedeva la vita di tutti i gioni nei paesini di origine.
Colpa mia e della mia mania di non leggere mai la quarta di copertina.
In conclusione questo libro è consigliato per chi volesse entrare nel dettaglio della condizione femminile nord africana, mentre lo è meno allorché si desideri qualcosa di più storico e diretto sulla cultura del posto.

Il profumo di Patrick Süskind

Recensione di Nadia

Dare una mia opinione a questo romanzo tanto acclamato mi fa sentire un po' contro corrente.
 Non mi è piaciuta la storia sia per le numerose ripetizioni sia per l'assurdità. C'è una grossa contraddizione nel protagonista che dapprima si rifugia in una caverna per sfuggire al tanto odiato odore umano poi, una volta scoperto di non possederne uno si dispera e se lo crea per sentirsi parte di quel mondo che pochi capitoli prima ripudiava e lo ripudiava.
La scrittura merita invece la fama di romanzo di livello.
Attraverso meravigliose descrizioni l'autore riesce a portare il lettore nell'essenza crudele, nel mondo olfattivo del protagonista in modo magistrale. Riesce a mostrare i paesaggi e gli altri personaggi attraverso le sensazioni olfattive di Grenouille svelando così un mondo privo di allegrìa, come lo è Grenouille stesso. Non riconosciuto dalla nascita lungo tutta la sua vita, è un personaggio negativo che resta tale per tutta la storia senza mai riuscire a considerarlo una vittima.
Il romanzo è carico di simbolismi religiosi che confluiscono nel cannibalismo finale, chiaro riferimento all'Eucarestia.
L'idea dell'autore è geniale ma tocca troppo violentemente corde e note cupe e basse che invischiano nelle brutture dell'animo umano portando a galla un mondo che forse non voglio vedere.

Quinta tappa: le letture di maggio

Le nostre letture di maggio, quinta tappa del viaggio.
Isa: Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij (Russia) e Di acqua e di vento di Ang Chin Geok (Singapore)
Nadia: Il profumo di di Patrick Süskind (Germania)
Franco: Ad occhi bassi di Tahar Ben Jelloun (Marocco)
Laura: Il cielo sopra Darjeeling di Nicole C. Vosseler (India)
Muriel: Vergogna di J.M. Coetzee (Sud Africa)
Andrea: Pic nic sul ciglio della strada di Arkadi e Boris Shugatzki (Russia)
Paola: Sette anni di Peter Stamm (Germania)
Carla: Che tu sia per me il coltello di David Grossman (Israele)