lunedì 21 marzo 2011

L'uomo duplicato di Josè Saramago

Recensione di Nadia

A dispetto del titolo di questo mio commento devo dire che l'inizio del romanzo non mi è piaciuto molto. Infatti lo stavo abbandonando delusa. Ma non ne ho avuto il coraggio. Amo saramago e il suo modo di scrivere e, ora che ho terminato il romanzo, sono felice di aver continuato la lettura.
La vicenda narra di un professore di storia sull'orlo della depressione che per caso scopre, guardando un vecchio film, di non essere l'unico sulla terra, addirittura nella stessa città, con il suo volto. Dopo una serie di peripezie a dispetto della privacy, riesce a recuperare l'indirizzo del suo doppio e ad incontrarlo per verificare di persona la somiglianza che si rivelerà uguaglianza perfetta. Uno dei due è il duplicato dell'altro. Entrambi sono uguali non solo nell'aspetto bensì anche nelle azioni tanto che il professore di storia, appagato dalla sua scoperta, chiude il caso e ricomincia a vivere la sua vita. L'altro però, che di professione fa l'attore, ricomincia a cercarlo per vendicarsi delle difficoltà coniugali che il primo gli ha causato rivelando alla moglie la propria esistenza.
Un caso intricato che Saramago sa sbrogliare senza intoppi anche quando sembra non si esca più dagli arzigogolati pensieri del protagonista a cui risponde il proprio Senso Comune che entra nella storia come un personaggio fisico. Compare in auto, in casa, ovunque e soprattutto quando meno te lo aspetti.
Unico neo: a volte le divagazioni sono lunghe e pesanti. Poi ci si fa l'abitudine.
La costruzione del romanzo si rifà alla domanda: "cosa succederebbe se ci si trovasse di fronte al proprio duplicato?". La risposta non è semplice e varia da persona a persona. L'unica certezza è che entrambi si comporteranno nello stesso modo proprio perchè uguali generando una catena infinita di eventi, al di là del Senso Comune o della realtà.

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